sabato 29 marzo 2008

sabato 22 marzo 2008

Io qui: silenzio, oscurità.
Questo il prezzo della tua libertà.

Tu invocavi catene, da me,
ma non ho lucchetti per te.

Nessun ricatto, né rose, né dolori, solo me stesso.

Solo?! Questa è la realtà.
Un legame inconcepibile,
senza sbarre, terribile.

Ti mostrai le stelle:
ogni notte ripetono il miracolo improbabile
esistono, solitarie,
ma insieme ad altre hanno senso di costellazioni.

Eppure, nessun filo.
L'attrazione, la fisica, la teoria, certo!
E noi allora?

Definizione di Mediocre

Non sufficientemente intelligente per poter eccellere,
né sufficientemente stupido da non poterlo fare.

Rimase in silenzio ad ascoltare.
Le sue dita stringevano la spalliera della sedia di antiquariato di cui quel bastardo del padre, della sua ormai ex-donna, si era tanto vantato. Questo era l’unico segno che tradiva la sua tensione, abituato da anni di piccole provocazioni a non reagire, non trovò neanche questa volta le parole giuste per rispondere.
Appena il legno, che aveva cominciato a scricchiolare minacciò di schiantarsi, mollò la presa. Giusto in tempo per accorgersi che lei aveva finito di insultarlo, soprattutto nella sua intelligenza.
In quella casa non era mai riuscito a pensare molto, ad agire ancora meno, per questo vi andava controvoglia, l’ambiente non gli ispirava la giusta serenità, “malgrado l’odore d’incenso”, ed è per questo che a quel punto decise di andarsene senza dir niente.
Giù in strada lo aspettava lei, quasi sempre fedele, per sua natura instabile, ma forse proprio per questo gli piaceva.
Più di una volta aveva visto l’asfalto da vicino a causa sua, ma finora erano stati solo graffi, pochi giorni, e poi di nuovo in sella e via, a tentare tramite l’equilibrio su di lei di equilibrare la sua vita.
L’odore dei guanti neri di pelle a mezzo dito lo inebriava, girò la chiave, premette lo Start ed il motore ululò sotto di lui.
Lei era la sua vera passione: 600 cm cubici di pura potenza, abbracciati da un telaio d’acciaio e da una carenatura gialla ad inserti neri e grigi.
Lei, la perenne rivale di tutte le sue donne, la sua moto.
Mentre guardava la lancetta del contagiri salire e scendere ritmicamente, rifletteva su quanto successo, e con la solita ironia, mista a cinismo, constatò che gli era costata poco: solo un anno di telefonate, chiacchierate, amicizia per poi finalmente stare insieme per due mesi; invece la belva che sotto di lui urlava: 18 milioni, chiavi in mano e molte “rotture” in meno.
Certo non c’era confronto: procuravano emozioni, preoccupazioni e soddisfazioni differenti, ma se dell’altra poteva fare a meno, non se la sentiva di rinunciare all’aria fredda della notte che lo colpiva in faccia come uno schiaffo.

Lasciò la frizione di colpo e sgommò via da quel posto.
Ora nel suo eterno girovagare doveva trovare un’altra meta.

Come stai?

Come un condannato a morte, la cui esecuzione viene ogni volta rimandata: vivo, in un limbo senza speranza.
Ormai non chiede altro che lo strazio finisca.
Niente per cui valga la pena vivere,
niente per cui valga la pena morire,
ma morire al fine.

Si trascina sopravvivendo a se stesso,
ma non è un sopravvissuto,
è un condannato a vita,
vivo,
ma come morto.

Nel grigio del cielo si spegne il verde cristallo dei miei occhi, il mio respiro disegna mute parole sul vetro, lacrime solcano il riflesso del mio viso accompagnate dalla pioggia.
Quante ore in un minuto, quanti mesi in un ora.
Quanti ricordi in questo pomeriggio.
Quanti.

Pantera

Onde di erba si inseguono sui prati sospinte dal vento.
D'un tratto un'ombra scura si fa strada nella savana.
E' ancora lontana.
La guardo attentamente. Ne osservo le movenze, non si è ancora accorta di me.
Da queste parti è divenuta ormai una leggenda; da quando è arrivata, 4 anni fa, si è fatta subito notare.
In ogni momento si parla solo di lei, ogni istante penso solo a lei.
Non è sola: piccole iene le danzano intorno sperano di divorare briciole dei suoi pasti, ma non mi avranno. A volte una tenta di morderla sul collo, ma lei si ritrae furtiva; cammina in mezzo ad un branco di gnu, una gazzella le attraversa la strada trotterellando.
Anch'io erro per questa distesa, solitario, cercando non so bene che cosa; o forse lo so.
Fu così che quel giorno, circa due mesi fa, mi avventurai nella boscaglia, forse per cercarla. Ed alla fine la trovai.
Sembrava distratta, intenta a scherzare con la solita banda che la segue, stavo per andarmene quando, accortasi di me, mi si fece incontro, arrivai quasi ad accarezzarle il muso, poi d'improvviso si ritrasse e scomparve.
Ora però conosceva il mio odore.
Eccola adesso, mi ha visto, sono solo. Si avvicina veloce, mi è sopra, i suoi artigli sono nel mio petto, il mio cuore urla di dolore stretto dalla sua morsa, non così la mia voce. Mi è rimasta tutta in gola. Basterebbe così poco, un grido, una supplica, e forse, allenterebbe la presa.
La mia mano fruga nel terreno accanto a me, eccola, l’ ho trovata, la mia ultima speranza, la mia stilografica. Forse leggendo queste righe, capirà che non voglio e non posso farle alcun male. A meno che colpirla al cuore con queste parole, sporche d'inchiostro, possa ferire la Mia amata Pantera.

ALESìAS

Neri fili di seta, argentati di luna,

come onde di un notturno mare,

s'infrangono sul tuo volto.


Lunghe, umide, coraggiose, aeriformi, dita

accarezzano bruna sabbia di vulcano.

Esitano intorno ai tuoi occhi,

arsi da segreta passione,

che le ciglia tentano a tratti di celare.


Respiro, ritmico, ipnotico,

sopra labbra serrate.

Il mare, ai tuoi piedi,

sembra volerti fare eco.


Lascia che impari a memoria

ogni tratto del tuo viso,

ogni piccola sfumatura,

ogni cambiamento, al mutare della luce.


Così che ti possa continuare a guardare

anche quando mi ti negherai.


Neri fili di seta .....